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mercoledì 16 marzo 2016

EUROPEAN UNION DIRECTIVES


The directive is one of the legal instruments available to the European institutions for implementing European Union policies. It is a flexible instrument mainly used as a means to harmonise national laws. It requires EU countries to achieve a certain result but leaves them free to choose how to do so.
SUMMARY
The directive is one of the legal instruments available to the European institutions for implementing European Union policies. It is a flexible instrument mainly used as a means to harmonise national laws. It requires EU countries to achieve a certain result but leaves them free to choose how to do so.
The directive forms part of the EU’s secondary law. It is therefore adopted by the EU institutions in accordance with the founding Treaties. Once adopted at EU level, it is then transposed by EU countries into their internal law for application.
For example, the directive on the organisation of working time sets mandatory rest periods and a limit on weekly working time authorised in the EU. However, it is up to each individual country to develop its own laws to determine how to apply these rules.
A binding act of general application
Article 288 of the Treaty on the Functioning of the EU states that a directive is binding on the countries to whom it is addressed (one, several or all of them) as to the result to be achieved, while leaving national authorities competence as to form and means.
However, a directive is distinct from a regulation or a decision:
unlike a regulation, which is immediately applicable in EU countries' internal law immediately after its entry into force, a directive is not directly applicable in EU countries. It must first be transposed into national law before governments, businesses and individuals can have recourse to it,

unlike a decision, the directive is a text with general application to all EU countries.
The directive is adopted following a legislative procedure. It is a legislative act adopted by the Council and Parliament under the ordinary or special legislative procedures.
Mandatory transposition
For a directive to take effect at national level, EU countries must adopt a law to transpose it. This national measure must achieve the objectives set by the directive. National authorities must communicate these measures to the European Commission.
EU countries have room for manoeuvre in this transposition process. This allows them to take into account specific national characteristics. Transposition must take place by the deadline set when the directive is adopted (generally within 2 years).
When a country does not transpose a directive, the Commission may initiate infringement proceedings and bring proceedings against the country before the Court of Justice of the EU (the non-enforcement of the judgment on this occasion can lead a new conviction which may result in fines).
Protection of individuals in the event of incorrect transposition of directives
In principle, the directive only takes effect once transposed. However, the Court of Justice of the EU considers that a directive that is not transposed can produce certain effects directly when:
the transposition into national law has not taken place or has been done incorrectly,

the provisions of the directive are unconditional and sufficiently clear and precise, and

the provisions of the directive give rights to individuals.
When these conditions are met, individuals may rely on the directive against an EU country in court. However, an individual may not rely on making a claim against another individual with respect to the direct effect of a directive if it has not been transposed (see Judgment in the Case C-91/92 Paola Faccini Dori v Recreb Srl of July 14, 1994).
The Court of Justice also allows, under certain conditions, individuals the possibility of obtaining compensation for directives whose transposition is poor or delayed (Judgment in the Cases C-6/90 and C-9/90 Francovich and Bonifaci of 19 November 1991).
Fighting transposition delays
EU countries’ late transposition of directives remains a persistent problem, which prevents citizens and businesses from benefiting from the tangible benefits of EU law.
The EU has set a target of reducing the transposition deficit to 1 %. The table of the transposition of EU directives on the single market, published by the European Commission in July 2014, shows that only 5 countries were not able to achieve this goal. Conversely, 12 countries managed to achieve a compliance deficit for national legislation of below the 0.5 % proposed in the Single Market Act of April 2011.
For more information, see ‘EU law’on the European Union's website.


LE DIRETTIVE DELL’UNIONE EUROPEA


La direttiva è uno degli strumenti giuridici che le istituzioni europee possono utilizzare per attuare le politiche dell’Unione europea (UE). Si tratta di uno strumento flessibile usato principalmente per armonizzare le leggi nazionali. Essa richiede ai paesi dell’UE di raggiungere determinati risultati, ma li lascia liberi di scegliere le modalità.

Sintesi
La direttiva è uno degli strumenti giuridici che le istituzioni europee possono utilizzare per attuare le politiche dell’Unione europea (UE). Si tratta di uno strumento flessibile usato principalmente per armonizzare le leggi nazionali. Essa richiede ai paesi dell’UE di raggiungere determinati risultati, ma li lascia liberi di scegliere le modalità.
La direttiva rientra nel diritto secondario dell’UE. Viene pertanto adottata dalle istituzioni dell’UE in conformità con i trattati costitutivi. Una volta adottata a livello dell’UE, viene recepita nel diritto nazionale dei paesi UE per poter essere applicata.
Ad esempio, la direttiva sull’organizzazione dell’orario di lavoro impone periodi di riposo obbligatori e un limite sulle ore di lavoro settimanali consentite nell’UE. Tuttavia, sono i singoli paesi a sviluppare le proprie leggi e a determinare come applicare queste regole.

Un atto vincolante di applicazione generale

L’articolo 288 del trattato sul funzionamento dell’UE recita che una direttiva è vincolante per i paesi destinatari (uno, alcuni o tutti) per quanto riguarda il risultato da raggiungere, lasciando alle autorità nazionali la scelta della forma e dei metodi.
Tuttavia, le direttive sono diverse dai regolamenti e dalle decisioni.
A differenza del regolamento, applicabile nella legislazione nazionale dei paesi UE subito dopo la sua entrata in vigore, la direttiva non è direttamente applicabile nei paesi UE: deve prima essere trasposta nell’ordinamento nazionale affinché governi, aziende e individui possano farvi ricorso.

A differenza della decisione, la direttiva è un testo di applicazione generale per tutti i paesi dell’UE.
La direttiva viene adottata seguendo una procedura legislativa. Si tratta di un atto giuridico adottato dal Consiglio e dal Parlamentosecondo procedure legislative ordinarie o speciali.

Trasposizione obbligatoria
Affinché una direttiva abbia effetto a livello nazionale, i paesi dell’UE devono recepirla adottando una legge. Questa misura nazionale deve raggiungere gli obiettivi imposti dalla direttiva. Le autorità nazionali devono comunicare tali misure alla Commissione europea.
I paesi dell’UE hanno dunque un margine di manovra in questo processo di trasposizione, che consente loro di tenere conto delle specifiche caratteristiche nazionali. La trasposizione deve avvenire entro il termine indicato all’adozione della direttiva (di norma entro due anni).
Qualora un paese non recepisca una direttiva, la Commissione potrà avviare procedure di infrazione e iniziare procedimenti contro tale paese prima della Corte di giustizia dell’UE (la mancata esecuzione della decisione in questa occasione può portare a una nuova condanna con le conseguenti ammende).

Protezione degli individui nel caso di un recepimento errato delle direttive

In linea di principio, la direttiva entra in vigore solo dopo il recepimento. Tuttavia, la Corte di giustizia dell’UE ritiene che una direttiva non recepita possa produrre determinati effetti direttamente nel caso in cui:
il recepimento nel diritto nazionale non abbia avuto luogo o non sia avvenuto correttamente;

le disposizioni della direttiva siano incondizionate e sufficientemente chiare e precise;

le disposizioni della direttiva conferiscano diritti ai privati.
Quando queste condizioni sono riunite, i privati possono far valere la direttiva contro qualsiasi paese dell’UE in tribunale. Tuttavia, i privati non possono presentare un reclamo contro un altro privato per quanto concerne l’effetto diretto di una direttiva che non è stata recepita (consultare la sentenza del caso C-91/92 Paola Faccini Dori contro Recreb Srl del 14 luglio 1994).
In presenza di determinate condizioni, la Corte di giustizia consente inoltre ai privati di ottenere un risarcimento per le direttive dal recepimento scarso o tardivo (sentenza dei casi C-6/90 e C-9/90 Francovich e Bonifaci del 19 novembre 1991).

Contrastare i ritardi nel recepimento
Il recepimento tardivo delle direttive da parte dei paesi dell’UE rimane un problema persistente, che impedisce a cittadini e aziende di sfruttare i vantaggi offerti dalle normative dell’UE.
L’UE si è prefissata l’obiettivo di ridurre il deficit di recepimento al 1 %. La tabella del recepimento delle direttive UE nel mercato unico, pubblicata dalla Commissione europea a luglio 2014, mostra che solo cinque paesi non hanno raggiunto tale obiettivo. Per contro, 12 paesi sono riusciti a ottenere un deficit di conformità per la legislazione nazionale inferiore allo 0,5 % previsto dall’atto per il mercato unicodi aprile 2011.

Per maggiori informazioni, consultare la pagina dedicata alla normativa comunitaria sul sito web dell’Unione europea.