DENTAL INSTRUMENTS MANUFACTURED IN PAKISTAN INSTRUMENTS OF GOOD OR POOR QUALITY? ITA/ENG
Strumenti dentali prodotti in Pakistan:
strumenti di buona o scarsa qualit脿?
-Intervista a Luca Martinelli
esperto tecnico di dispositivi medici Consulente Tecnico d’Ufficio del
tribunale di Lucca e Ispettore di Organismo di Certificazione e Organismo
Notificato.
2016
Lei ha un esperienza trentennale di dispositivi per
odontoiatria ed odontotecnica, cosa ne pensa degli strumenti pachistani?
Sono anni che i fabbricanti italiani, europei ed
americani importano impressionanti quantit脿 di strumenti dal Pakistan e che li
fanno diventare strumenti a proprio marchio: basterebbe chiedere
all’Ufficio delle Dogane o all’Ufficio di Sanit脿 Marittima e Aerea di Frontiera
oppure agli ispettori degli Organismi di Certificazione e Organismi Notificati
(Norme ISO9001 ISO13485 marcatura CE) che ben conoscono i processi di
fabbricazione e i fornitori delle aziende italiane ed europee certificate.
Se non sono loro a fabbricarli come fanno a figurare
come fabbricanti? Imbrogliano il consumatore?
Assolutamente no.
Secondo la legge chiunque pu貌 essere “Fabbricante” di
dispositivi medici.
La legge infatti indica che 猫 sufficiente immettere un
dispositivo medico a proprio nome per essere considerati tali.
Il legislatore si 猫 preoccupato principalmente di
attribuire la responsabilit脿 a un solo soggetto lasciando ad esso facolt脿 di
far fabbricare il dispositivo medico anche a terzi e in qualunque luogo del
mondo, individuandolo come unico responsabile della conformit脿 ai requisiti di
sicurezza.
In pratica anche un’azienda esclusivamente commerciale
che compra dispositivi da terzi, magari anche gi脿 confezionati, pu貌 venderli a
suo nome ed essere “Fabbricante” di strumenti.
Per貌 sugli strumenti spesso c’猫 scritto Made in Italy
Il made i Italy 猫 regolato da altra legge, la sua
regolamentazione 猫 un po’ complicata da spiegare in due parole. In proposito ho
scritto un articolo sul sito dell’Associazione Nazionale ispettori Sanitari che
猫 consultabile al link: http://www.ispettorisanitari.it/NEWS/varie_2015/Dispositivi%20medici_martinelli.pdf
oppure al link:
Si dice che i fabbricanti pachistani non hanno la
stessa esperienza e conoscenza di strumentario rispetto a quelli europei…
A fine ottocento iniziarono le costruzioni delle sale operatorie, divennero cos矛 necessari strumenti chirurgici sempre pi霉 specifici.
I chirurghi ideavano nuovi strumenti, in alcuni casi
addirittura li costruivano di persona come Eug猫ne-Louis Doyen (Parigi) che invent貌 e perfezion貌 numerosi strumenti
per chirurgia, Koker e Pean
che fecero costruire le prime pinze emostatiche con modelli ancora oggi in uso
e cos矛 via.
C’era cio猫 una fortissima interazione fra chi doveva
utilizzare gli strumenti e chi aveva le conoscenze e le attrezzature per
fabbricarli. Esisteva una sinergia tra il medico e il fabbricante, un continuo
scambio di “know-how” che giovava ad entrambi e sicuramente anche alla
produzione di strumenti sempre pi霉 idonei allo scopo. Tutto questo si 猫 perso
nel corso degli anni.
Fabbricanti europei che realizzano realmente i
prodotti o che realizzano veramente tutti quelli che hanno nel loro catalogo ce
ne sono molto pochi. I loro strumenti non sono a buon mercato, costano
parecchio perch茅 la mano d’opera che serve per fabbricare ad esempio pinze,
leve, portaghi, forbici ecc. ha un costo molto elevato.
Basterebbe guardare un diagramma di processo di
fabbricazione, ad esempio di una pinza da estrazione, per rendersi conto della
complessit脿 e numerosit脿 delle operazioni.
Potrebbe gentilmente mostrarcene uno?
Certamente.
Torniamo all’esperienza dei pachistani…
Il Pakistan 猫 il sesto paese pi霉 popoloso al mondo con
i suoi circa duecento milioni di abitanti.
La sua storia di grande produttore di strumenti chirurgici 猫 piuttosto
singolare e relativamente recente.
Agli inizi del secolo scorso, nel tentativo di proporsi come riparatori di strumenti chirurgici nei confronti di un ospedale da campo inglese che si era insediato alle porte della citt脿 di Sialkot, gli artigiani locali passarono ben presto dalla semplice manutenzione/riparazione alla produzione vera e propria di strumenti identici a quelli cu facevano manutenzione.
Gli artigiani pi霉 intraprendenti dettero successivamente vita a un vero e proprio “pellegrinaggio” in Germania per acquisire il necessario “know how”.
脡 cos矛 che i grandi produttori di strumentario tedeschi ‘conobbero’ il Pakistan.
Successivamente i produttori tedeschi realizzarono una serie di joint ventures che ebbero come sbocco una crescente delocalizzazione della produzione dalla Germania al Pakistan.
Nel 1940 il governo britannico sottoscrisse un accordo con il governo pachistano per la fornitura di tutto lo strumentario chirurgico necessario ad affrontare la seconda guerra mondiale.
La globalizzazione in questi ultimi decenni ha fatto il resto: i bassi costi di mano d’opera e le notevoli abilit脿 manuali abbinate a un completo know how acquisito da anni hanno contribuito a far diventare il Pakistan uno dei punti di riferimento mondiale per la produzione di strumentario medicale. Questo ha determinato il quasi totale abbandono della produzione in loco da parte dei fabbricanti europei storici.
Agli inizi del secolo scorso, nel tentativo di proporsi come riparatori di strumenti chirurgici nei confronti di un ospedale da campo inglese che si era insediato alle porte della citt脿 di Sialkot, gli artigiani locali passarono ben presto dalla semplice manutenzione/riparazione alla produzione vera e propria di strumenti identici a quelli cu facevano manutenzione.
Gli artigiani pi霉 intraprendenti dettero successivamente vita a un vero e proprio “pellegrinaggio” in Germania per acquisire il necessario “know how”.
脡 cos矛 che i grandi produttori di strumentario tedeschi ‘conobbero’ il Pakistan.
Successivamente i produttori tedeschi realizzarono una serie di joint ventures che ebbero come sbocco una crescente delocalizzazione della produzione dalla Germania al Pakistan.
Nel 1940 il governo britannico sottoscrisse un accordo con il governo pachistano per la fornitura di tutto lo strumentario chirurgico necessario ad affrontare la seconda guerra mondiale.
La globalizzazione in questi ultimi decenni ha fatto il resto: i bassi costi di mano d’opera e le notevoli abilit脿 manuali abbinate a un completo know how acquisito da anni hanno contribuito a far diventare il Pakistan uno dei punti di riferimento mondiale per la produzione di strumentario medicale. Questo ha determinato il quasi totale abbandono della produzione in loco da parte dei fabbricanti europei storici.
Non conoscevo questa storia
La conoscono in pochi e comprensibilmente non c’猫
alcun interesse a divulgarla.
Quindi la qualit脿 degli strumenti pakistani 猫 buona?
Qualit脿 in s茅 per s茅 non significa niente.
La qualit脿 di un prodotto 猫 il rispetto di un requisito dichiarato dal
veditore/fabbricante e/o richiesto esplicitamente dall’acquirente.
Le caratteristiche dichiarate del prodotto devono essere veritiere.
Le faccio un paradosso per capire meglio:
se io dichiaro che le mie ciabatte “Marca sconosciuta” del costo di 5 euro durano tre giorni e oggettivamente dopo che l’acquirente le ha indossate queste durano almeno tre giorni allora sono ciabatte di qualit脿;
se io dichiaro che le mie ciabatte “Marca Famosissima” del costo di 500 euro durano tre giorni e oggettivamente dopo che l’acquirente le ha indossate queste durano solo due giorni e mezzo allora NON sono ciabatte di qualit脿.
La valutazione va fatta quindi non genericamente su una provenienza geografica del prodotto bens矛 su uno specifico produttore a prescindere di dove esso sia.
Vale in ogni caso la regola per cui in qualsiasi paese si prenda in considerazione, Pakistan compreso, possono esserci fabbricanti che producono strumenti di qualit脿 e fabbricanti che producono strumenti di qualit脿 scadente.
Personalmente ho valutato centinaia di strumenti di fabbricazione pakistana e in alcuni casi sono risultati di gran lunga superiori ad alcune “Note” marche italiane ed europee.
Innumerevoli quantit脿 di strumenti importati dal Pakistan vengono venduti sul mercato con marchi Italiani, europei o americani. Se le stesse aziende pachistane vendono ormai da anni anche a proprio nome e conquistano mercato anno dopo anno (anche sul nostro territorio), si pu貌 dedurre che la qualit脿 degli strumenti Pakistani non deve essere tanto diversa da quella degli altri fabbricanti occidentali.
Le caratteristiche dichiarate del prodotto devono essere veritiere.
Le faccio un paradosso per capire meglio:
se io dichiaro che le mie ciabatte “Marca sconosciuta” del costo di 5 euro durano tre giorni e oggettivamente dopo che l’acquirente le ha indossate queste durano almeno tre giorni allora sono ciabatte di qualit脿;
se io dichiaro che le mie ciabatte “Marca Famosissima” del costo di 500 euro durano tre giorni e oggettivamente dopo che l’acquirente le ha indossate queste durano solo due giorni e mezzo allora NON sono ciabatte di qualit脿.
La valutazione va fatta quindi non genericamente su una provenienza geografica del prodotto bens矛 su uno specifico produttore a prescindere di dove esso sia.
Vale in ogni caso la regola per cui in qualsiasi paese si prenda in considerazione, Pakistan compreso, possono esserci fabbricanti che producono strumenti di qualit脿 e fabbricanti che producono strumenti di qualit脿 scadente.
Personalmente ho valutato centinaia di strumenti di fabbricazione pakistana e in alcuni casi sono risultati di gran lunga superiori ad alcune “Note” marche italiane ed europee.
Innumerevoli quantit脿 di strumenti importati dal Pakistan vengono venduti sul mercato con marchi Italiani, europei o americani. Se le stesse aziende pachistane vendono ormai da anni anche a proprio nome e conquistano mercato anno dopo anno (anche sul nostro territorio), si pu貌 dedurre che la qualit脿 degli strumenti Pakistani non deve essere tanto diversa da quella degli altri fabbricanti occidentali.
In conclusione quando si acquista uno strumento si deve valutare la qualit脿 dello stesso, senza basarsi n茅 sulla marca, n茅 sulla provenienza n茅, tantomeno, sulle innumerevoli mirabolanti informazioni commerciali che troviamo scritte sui cataloghi.










